Interview

Martina Adamuccio’s interview
Milan, Lobo di Lattice, June 2012

Watching your works one has the feeling of being in front of clips of life taken from movies or pictures. Which is your relationship with cinema and social networks?
“Cinema and photography intimately unhinge the current way to think, see and represent the world and ourselves. Deepening the linguistic codes of these forms of art helps you to re-think the visual arts going beyond the historical branches. When I was a cinema operator I realised how a single frame could be full of meaning and how that information could be hard to clarify and explain. I believe more in the potential force of the image than in the power conferred to it by the kind of art which produced it.”

Your works are tied with a fil rouge. How exactly do you choose your subjects?
“The subjects are steps of a thematic path. They design a map that, from one hand, amplifies the dialectical dimension of the work and, from the other hand, guides the direction in the horizon of the system of elements, which specified it. So, I developed the issue of the soul with Close to Me. I chose the subjects with thrift, bonding different parts of a discourse and letting the image – in a more or less visible way, it doesn’t really matter – take on the elements in play.”

In your watercolours what is defined as “the mirror of the soul” is often hidden behind small white tags. Nevertheless your works are very intimate…
“You refer to the series The Secret Week, devoted to the history of power in Italy. The original images were amateur, shot by the Marquis Casati and censured by the magazines of his time. I wanted to preserve that feeling of morbidity replacing black tags with pieces of paper not painted with watercolours. The bodies without a face and genital organs regain sweetness and dignity thanks to the watercolour.”

Each artist starts as a disciple of a master. Who were yours and what did they give you?
“Apart from what you can take from the great authors, dealing with art is always a matter of self-education. What you can learn is to be independent and permeable to the surrounding incentives. Authority has to do with authenticity, with its cognitive path, rather than the originality, which fixes a code becoming its victim.”

You are a contemporary artist, who uses traditional media as oil painting and watercolour to do art. Have you ever thought of creating by using more contemporary media?
“I’m enchanted by the flat image, still and silent. Painting, even in its complexity, seems to me as newborn, virgin as never before. An artwork is contemporary not because of the media through which it has been created and shown. A series of works made with techniques different from painting and drawing will be on view at Rubin Gallery next autumn.”

What do you think about the state of contemporary painting, and the current debate about the future of painting in Italy?
“I believe that painting is overcharged with schemes and demands from the art tout court: I don’t think that photography and theatre, for example, are relieved from this condition, but they are less affected by it. Probably we need to rethink about the social role of painting and painters in relation with the different current contents to deepen, which should be turned into new challenges and a renewed confidence in the representation role. If ideas – and therefore technical and operational solutions – are missing, painting, in the best possible case, will keep on being related to the arbitrary expressive intemperance of the author – with the consent of art dealers, in general, unwilling to update their knowledge.”

In which direction do you think your works are going?
“I’d like to sharpen the visual dynamics of the subjects who give transversality to the dealt issue. From one hand, I’d like to confirm and proceed the painting research devoted to the enhancement of the dialectical dimension of the image; from the other hand, I’d like to develop an artistic research addressed to different exhibition spaces, new museum and editorial projects.”

 

IT

Osservando le tue opere si ha l’impressione di trovarsi dinanzi a spezzoni di vita tratti da film o foto. Che rapporti hai con il cinema e i social network?
“Il cinema e la fotografia perturbano intimamente l’attuale modo di pensare, vedere e rappresentare il mondo e noi stessi. Approfondire i codici linguistici di queste arti aiuta a ripensare le arti visive al di là dei comparti storiografici. Quando facevo il proiezionista mi sono accorto di quanto anche il singolo frame fosse denso di informazioni e quanto queste fossero difficili da chiarire e spiegare. Credo nella forza potenziale dell’immagine prima che nella forza del tipo di arte che l’ha prodotta.”

I tuoi lavori sono legati da un filo conduttore. In base a cosa scegli, dunque, i tuoi soggetti?
“I soggetti sono delle tappe di un percorso tematico, disegnano una mappa che da un lato amplifica la dimensione dialettica dell’opera e dall’altro orienta la direzione nell’orizzonte del sistema di elementi che lo specificano. Così ho sviluppato il tema dell’anima con Close to Me. Io scelgo i soggetti con parsimonia, metto piuttosto in relazione delle parti di un discorso lasciando all’immagine la facoltà di caricarsi – in maniera visibile o meno non ha molta importanza – degli elementi in gioco.”

Nei tuoi acquerelli quello che è definito “lo specchio dell’animo” spesso è celato dietro piccole etichette bianche. Nonostante ciò le tue opere sono molto intime…
“Ti riferisci alla serie The Secret Week sulla storia del potere in Italia. Le immagini originali erano amatoriali, scattate dal Marchese Casati e censurate nei magazine dell’epoca. Ho voluto conservare quella sensazione di morbosità sostituendo le etichette nere con spazi di carta non acquerellati. E’ grazie all’acquerello che i corpi umorali senza viso e genitali hanno riacquistato dolcezza e dignità.”

Ogni artista è prima discepolo di un maestro. Quali sono stati i tuoi, e cosa ti hanno dato?
“Al di là di ciò che si può trarre dai grandi autori, a far arte si è sempre autodidatti. Quello che si può imparare è il coraggio dell’indipendenza unito alla permeabilità nei confronti di quello che si vede o ci viene detto. L’autorialità ha a che fare con l’autenticità, con il proprio percorso conoscitivo, piuttosto che con l’originalità che fissa un codice diventandone spesso vittima.”

Sei un artista contemporaneo che usa quelli che sono i mezzi tradizionali, come la pittura ad olio e l’acquerello, per fare arte. Hai mai pensato di creare usando quelli che sono i mezzi contemporanei?
“Mi incanta l’immagine piatta, il fatto che sia immobile e muta. La pittura, pur nella sua complessità, mi sembra appena nata, vergine come mai prima. Quello che rende contemporanea un’opera non coincide con l’attualità dello strumento attraverso cui si manifesta. Una serie di opere realizzate con mezzi che eccedono pittura e disegno sarà esposta in Galleria Rubin il prossimo autunno.”

Cosa ne pensi dello stato della pittura contemporanea, del dibattito attuale sul destino della pittura in Italia?
“Credo che la pittura sia sovraccaricata di schemi ed esigenze dell’arte tout court: non che ad esempio la fotografia o teatro ne siano sollevati, ma in maniera minore. Probabilmente è da ripensare il ruolo sociale della pittura e degli artisti in relazione agli attuali differenti contenuti da approfondire: questi dovrebbero tradursi in nuove sfide e rinnovata fiducia nel ruolo della rappresentazione. Se mancano idee e quindi soluzioni tecniche ed operative convincenti la pittura nel migliore dei casi continuerà a votarsi all’arbitraria incontinenza espressiva dell’autore – con il bene placido dei galleristi in generale poco propensi all’aggiornamento delle loro competenze.”

Quale direzione credi prenderanno i tuoi lavori?
“Vorrei metter a fuoco le meccaniche visive di soggetti che maggiormente danno trasversalità al tema trattato. Desidero da un lato confermare e proseguire una ricerca pittorica votata all’amplificazione della dimensione dialettica dell’immagine; dall’altro sviluppare una ricerca artistica rivolta a differenti spazi espositivi, nuovi progetti museali ed editoriali.”